mercoledì 16 dicembre 2009

LE FAMIGLIE DAVANTI ALLA CRISI E IL RUOLO DELLA CHIESA: IL LIBRO DEL CARDINALE TETTAMANZI IL "VALORE" DEI SOLDI


Famiglia Cristiana del 24/5/09

di Dionigi card. Tettamanzi

Il brano pubblicato in queste pagine è tratto dal libro del cardinale Dionigi Tettamanzi Non c'è futuro senza solidarietà. La crisi economica e l'aiuto della Chiesa (San Paolo, 143 pagine, 14 euro). In libreria in questi giorni.


Riconoscere che questo difficile momento di crisi è stato generato e alimentato dalla volontà di rapido arricchimento basato su speculazione e scommessa finanziaria è già un buon punto di partenza. Perché soltanto riconoscendo questo dato di fatto, riusciremo a pensare a strumenti che ci permettano di uscire da una crisi lacerante.

Come, dunque, trovare strumenti che sappiano generare il benessere e il bene-stare delle persone e delle famiglie? Strumenti non ancorati alla "scommessa facile", ma che siano in grado di fornire solidità al sistema economico e finanziario, che garantiscano crescita e affidabilità, allo stesso tempo?

Mi permetto di suggerire qualche pista di riflessione e qualche indicazione concreta. E di lasciare qualche domanda, alla quale gli economisti potranno rispondere.

Certamente servono nuove regole per la finanza, che limitino gli eccessi della cupidigia speculativa, della facile ricchezza. Occorre che le strutture finanziarie assumano come obiettivo una serie di valori, anche non direttamente economici, ma che nell’assieme influenzino la realtà in cui tali strutture operano e, pertanto, influiscano sulla possibilità di vita e di successo delle stesse strutture. Si pensi, oltre ai valori morali che costituiscono l’argomento che mi è proprio, anche a quelli culturali, ambientali, sociali, in una proiezione che si imperni sulla centralità dell’uomo. E questa attenzione non come mera affermazione di principio, ma in modo concreto.

Mi pare che i meccanismi che governano oggi la finanza escludano o limitino pesantemente la crescita delle piccole imprese, delle cooperative sociali, spesso ritenute dal sistema del credito come soggetti ad alto rischio, senza considerare però il "valore sociale" di cui tali imprese sono portatrici.


Il cardinale Tettamanzi nel carcere di San Vittore (foto Ansa)

Sarà possibile allora pensare a un sistema che sostenga il credito per tali iniziative e ne incoraggi la ripresa e l’estendersi del modello?

Per l’impresa finanziaria, ciò potrebbe specificarsi, ad esempio, nel servire – senza parzialità e con condizioni il più possibile vantaggiose nei costi, nei tempi, nelle modalità – tutti i soggetti con cui il mercato finanziario interagisce. Sarà possibile pensare a un sistema del credito e del risparmio in cui il cliente conosce a fondo come sono impiegati i suoi depositi, i suoi soldi, i suoi risparmi, i suoi investimenti?

I problemi dei "non bancabili"

Dico questo anche alla luce del fatto che, di recente, al rischio della crisi finanziaria sono stati esposti anche molti fondi pensione, risparmi ordinari di cittadini comuni, soldi della pubblica amministrazione. C’è un altro dato preoccupante: in Italia il 16 per cento della popolazione "non è bancabile", cioè per diversi motivi non ha i requisiti necessari per ricevere un prestito, godere di un mutuo. E ai "non bancabili" (che, non dimentichiamolo, sono persone, madri e padri di famiglia, responsabili del sostentamento di altre persone) che risposte possono essere date? Perché non strutturare un sistema di microcredito che consenta loro di poter riavviare la loro vita, di renderla solida sul piano economico, affinché si possa guardare con serenità al futuro? In questo senso l’esperienza messa in campo da alcuni soggetti e dalle Caritas mi pare significativa. Piccoli prestiti per partire o ripartire, anche con garanzie limitate.

Certo, è compito dei tecnici, degli economisti, delle persone impegnate nella finanza elaborare nuovi modelli. Ma ci sono due "virtù" che, se vissute e praticate da tanti, ci aiuteranno a uscire dalla crisi, a contenerne gli effetti, ad alleviare le sofferenze che sta causando: sono la sobrietà e la solidarietà.

Devo qui aggiungere che la mia analisi sull’etica, e in termini più vasti l’intera proposta del magistero della Chiesa nell’ambito economico e finanziario, potrà sembrare a molti un discorso condivisibile sì, ma soltanto a livello teorico, e dunque inapplicabile negli affari, senza possibilità di effetti concreti. Sono invece convinto che non è così. E a dirlo sono i fatti.

Leggendo le pagine economiche dei giornali ho notato che alcuni prodotti finanziari – in questo periodo di pesante e generalizzato crollo delle Borse – hanno retto meglio di altri. Mi ha incuriosito, in particolare, il termine "portafogli etici". E ho scoperto che si tratta, ad esempio, di Fondi comuni di investimento, di strumenti finanziari che negoziano titoli di aziende sensibili ai temi propriamente etici.

Quei comportamenti virtuosi

In questi "portafogli" sono ammessi solo i titoli che fanno riferimento a Governi e ad aziende virtuosi, attenti alle tematiche ambientali, al sociale. E trovo molto interessante che questa attenzione si riveli anche redditizia, oltre che doverosa. È un segno della bontà della proposta etica il fatto che addirittura sia più remunerativo curarsene anziché trascurarla. Mi chiedo: da dove viene questo guadagno? Dal fatto che i dirigenti delle aziende che operano secondo i princìpi etici riducono il rischio di scandali, di sanzioni per reati ambientali o spese legali per dirimere conflitti con i dipendenti, i fornitori o i collaboratori. E in tempo di crisi questi comportamenti, mentre permettono di contenere le perdite nell’immediato, possono tradursi nel medio termine addirittura in buoni profitti. Sono alcuni degli stessi operatori del settore finanziario a riconoscere che l’investimento "etico" avrà nel futuro sempre migliori opportunità di rendimento, aumentando così la sua quota di mercato.

Una via promettente e redditizia

Interessanti sono i criteri etici secondo cui questi operatori fanno la valutazione nel comporre i loro "portafogli" mirati: in un fondo etico non trovano spazio le società coinvolte in affari controversi, come la fabbricazione e la commercializzazione di tabacco, alcolici, armi, prodotti lesivi alla salute, materiale pornografico. Sono poi escluse anche le imprese che sfruttano il lavoro minorile, violano i diritti umani, seviziano gli animali, non rispettano l’ambiente con emissioni inquinanti, praticano il disboscamento selvaggio, traggono profitti con il gioco d’azzardo.

E la "via etica" è promettente e redditizia non solo per gli investimenti azionari nelle aziende private: alcune società finanziarie investono con questo stile anche nei titoli di Stato, attenti a evitare tutti quei Paesi dove – ad esempio – è ancora in vigore la pena di morte, sono in corso conflitti bellici, l’amministrazione pubblica è corrotta, non c’è sufficiente libertà di stampa, è alto il tasso di illegalità. È da rilevarsi ancora la particolare attenzione che viene prestata anche ai parametri di verifica del grado di tutela e di rispetto del patrimonio ambientale: le emissioni inquinanti, la produzione di energia da fonti rinnovabili, la gestione dei rifiuti.

Certo, rispetto alla totalità dei titoli finanziari trattati ogni giorno nel mondo, questi criteri etici sono applicati in una percentuale fortemente minoritaria.

Ma il binomio dell’investimento "sostenibile" e "responsabile" può veramente rappresentare un volano per il rilancio dell’economia, per il ritorno al guadagno da parte degli investitori e per poter contare su un’economia fondata su basi più solide, in grado di portare benefici duraturi a tutti.

Sono convinto che l’uscire dall’attuale crisi è questione non solo di nuove regole per l’economia in vista di modelli e sistemi realmente rinnovati, ma anche e innanzitutto di "stili di vita": di una vita plasmata dalla sobrietà e dalla solidarietà. Non nel senso che sobrietà e solidarietà debbano essere pensate come semplici "rimedi", magari efficaci ma transitori, in attesa di potervi prossimamente rinunciare! Esse, viceversa, sono le colonne portanti per una vita che già qui, nel tempo e su questa nostra terra, può trovare il proprio equilibrio e la propria felicità, in armonica relazione con sé, con gli altri, con il mondo, con il suo Creatore! Sono proposte in ordine a una vita, personale, familiare e sociale, qualitativamente migliore, non in qualche modo "attenuata" o sminuita!

Con "stili di vita" ispirati a sobrietà e solidarietà in vista di un’economia più giusta ed equa intendo, in breve, una serie di atteggiamenti profondi, da acquisire specialmente mediante i processi educativi, in grado di originare "modelli di vita" rinnovati, con le loro inevitabili ricadute sui "sistemi di vita", quelli che poi strutturano l’intera vita economico-sociale. Stili e scelte di vita che, per un cristiano, rappresentano forme di autentica carità e altrettante occasioni di testimonianza evangelica.

Il rispetto della legge

Coniugare sobrietà e solidarietà significa anzitutto un rinnovato rispetto della legalità. Occorre una mentalità, una cultura che veda nella legge, cioè in questa prima e insostituibile "misura" delle azioni comuni, non un ostacolo o un limite da oltrepassare a proprio piacimento, ma la guida per un agire sociale ordinato al bene di tutti. Non si tratta di educare a un’osservanza soltanto esteriore, formale della norma giuridica, ma a una responsabilità che faccia comprendere che il primo modo per dare il proprio contributo al bene comune, per dare rilievo all’altro considerato nell’ambito dell’intera società, è proprio osservare le leggi che, fino a che non entrino in contrasto con l’ordine morale, vanno osservate. Anche quelle in materia economica e fiscale. Senza un’appropriata cultura della legalità, infatti, nessun sistema economico né società democratica possono sussistere.

Questi "stili di vita" improntati a sobrietà e solidarietà riguardano realtà che vanno dalla famiglia al lavoro, dalla salvaguardia del creato alle scelte improntate a minor spreco di risorse, dalla ricerca di modalità di consumo e di sviluppo compatibili con l’attuale situazione economica e sociale a una rinnovata proposta educativa che susciti vera attenzione alla società e ai suoi obiettivi autentici. Una società che si muove a grandi passi verso una globalizzazione che, osiamo sperarlo, si orienti sempre più verso un mondo più solidale. Già, fra le tante modalità fin qui assunte dalla globalizzazione, perché non deciderci a globalizzare con più convinzione e costanza la sobrietà e la solidarietà?


Dionigi card. Tettamanzi

sabato 28 novembre 2009

Mi ha colpito...

http://www.youtube.com/watch?v=pvEbyhfuKkU

La ricetta di Draghi per il Sud  Politiche regionali inefficaci - Il Sole 24 ORE



La ricetta di Draghi per il Sud Politiche regionali inefficaci - Il Sole 24 ORE: "26 novembre 2009
La ricetta di Draghi per il Sud
Politiche regionali inefficaci
di Alberto Annicchiarico

Allarme di Bankitalia sul Mezzogiorno, che presenta «scarti allarmanti» rispetto al centro-nord nei servizi essenziali quali istruzione, giustizia civile, assistenza sociale, trasporti e Sanità.

Soprattutto «grava su ampie parti del nostro Sud - ha detto il governatore Mario Draghi nell'intervento di apertura del convegno 'Il mezzogiorno e la politica economica dell'Italia' - il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile».

Pil e occupazione in caduta più che al nord
Quanto alla produzione di ricchezza «nel 2008 la contrazione del pil meridionale è stata più severa di quella del centro nord: -1,4 per cento contro -0,9 per cento. Nel secondo trimestre del 2009 l'occupazione è calata nel mezzogiorno del 4,1% rispetto all'anno precedente, mentre el centro nord è scesa dello 0,6 per cento. Il divario riflette anche la minore tutela offerta in concreto dalla cassa integrazione guadagni al sud a causa della differente struttura produttiva. Il mezzogiorno sconta la debolezza della sua economia».

Processo di cambiamento troppo lento
«Le analisi che presentiamo oggi - ha precisato Draghi - rivelano scarti allarmanti di qualità tra centro nord e mezzogiorno nell'istruzione, nella giustizia civile, nella sanità, negli asili, nell'assistenza sociale, nel trasporto locale, nella gestione dei rifiuti, nella distribuzione idrica».
Il numero uno di palazzo Koch ha sottolineato che «il processo di cambiamento è troppo lento. Mentre le altre regioni europee in ritardo di sviluppo tendono a convergere verso la media dell'area, il mezzogiorno non recupera terreno».

Sud territorio arretrato più esteso e popoloso d'ell'area euro
E non è che per il Sud il problema nasca oggi. «Da lungo tempo - ha osservato ancora il governatore - i risultati economici del Mezzogiorno d'Italia sono deludenti. Il divario del Pil pro capite rispetto al centro nord è rimasto sostanzialmente immutato per trent'anni: nel 2008 era pari a circa quaranta punti percentuali. Il sud, in cui vive un terzo degli italiani, produce un quarto del prodotto nazionale lordo; rimane il territorio arretrato più esteso e più popoloso dell'area euro».

Sussidi inefficaci, penalizzano gli imprenditori più bravi
I sussidi alle imprese «sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci». Lo afferma Draghi riportando i dati che emergono dalla ricerca sul Mezzogiorno condotta da via Nazionale. «Non è pertanto dai sussidi - aggiunge Draghi - che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive».

Investire in applicazione, migliorare la qualità dei servizi
Draghi non si è limitato alla diagnosi, ma ha anche espresso una sua ricetta. «Occorre investire in applicazione delle politiche generali, piuttosto che in sussidi. Tradurre questa impostazione in atti concreti di governo non è facile. Si deve puntare a migliorare la qualità dei servizi forniti da ciascuna scuola, da ciascun ospedale e tribunale, da ciascun ente amministrativo o di produzione di servizi di trasporto o di gestione di rifiuti».

La exit strategy non passa per le politiche regionali
In questo senso le politiche regionali, e non si può non pensare al Piano per il Sud che in estate aveva previsto 4 miliardi per la Sicilia, non sono «la via maestra» per risolvere il problema del divario tra nord e sud. Ecco perché secondo Draghi occorre quindi concentrarsi sulle politiche generali con obiettivi per tutto il Paese, maggiormente in grado di contrastare l'inquinamento mafioso delle amministrazioni. «Le politiche regionali - ha spiegato il governatore - quelle esplicitamente finalizzate a promuovere lo sviluppo delle aree in ritardo con interventi specifici, nell'ultimo decennio si sono volte anche all'obiettivo di innalzare il capitale sociale, ma hanno ottenuto risultati scarsi. Ne hanno indebolito l'azione i localismi, la frammentazione degli interventi, la difficoltà di individuare le priorità, la sovrapposizione delle competenze dei vari enti pubblici».

Nel Sud banche come nel resto d'Italia
Infine, capitolo credito. «Nascono nel sud tante nuove banche quante ne nascono nel resto d'Italia, tenuto conto dei pesi economici relativi». Draghi ha aggiunto che «i dati mostrano come non ci siano marcate divergenze nell'andamento del credito bancario tra il entro-nord e il Mezzogiorno». Il governatore, tuttavia, non ha mai citato esplicitamente la Banca del Sud voluta dal ministro Tremonti. Segno che il patto di non aggressione siglato in occasione della recnte Giornata del risparmio è ancora in vigore.
26 novembre 2009"

martedì 10 novembre 2009

I vescovi discutono il nuovo documento sul mezzogiorno La Cei: «I mafiosi sono fuori dalla Chiesa»


ASSISI - I mafiosi e coloro che fanno parte della criminalità organizzata sono automaticamente esclusi dalla Chiesa cattolica, non c'è bisogno di scomuniche esplicite. Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in una conferenza stampa ad Assisi, rispondendo ad una domanda sul documento Chiesa e Mezzogiorno, anche in relazione alle recenti inchieste che hanno coinvolto uomini politici.

IL DOCUMENTO - I presuli, riuniti nella loro sessantesima assemblea generale nella città di San Francesco, sono chiamati ad approvare il nuovo documento su Chiesa e Mezzogiorno. «È evidente - ha spiegato monsignor Crociata - che il tema della criminalità organizzata è ben presente nel documento; una realtà drammatica ma non disperata e non invincibile». Per quanto riguarda i mafiosi o gli affiliati alle organizzazioni criminali, il segretario della Cei ripete quanto già disse Giovanni Paolo II in una visita ad Agrigento nel 1993 sul giudizio di Dio che si sarebbe abbattuto sui criminali. «Non c'è bisogno - ha aggiunto monsignor Crociata - di comminare esplicite scomuniche perchè chi vive nelle organizzazioni criminali è fuori dalla comunione anche se si ammanta di religiosità.» «Piuttosto - ha aggiunto - non si risolve questo dramma sociale che si estende a tutta l'Italia, e non solo al Sud, solo richiamando l'esclusione dalla Chiesa, ma si risolve con un impegno di tutti, della istituzioni, della magistratura».

lunedì 2 novembre 2009

Musica e P2P: gli utenti peggiori sono i migliori

Chi scarica compra. Lungi dal poter essere confermata come teoria basata su di una logica causa/effetto, sembra essere questo un dato di fatto confermato per l'ennesima volta. Il tutto, però, giunge alle cronache in un momento estremamente delicato: il sondaggio che conferma il legame tra vendite e file sharing, infatti, è stato condotto nel Regno Unito, lo stesso paese che ha promesso una Digital Economy Bill del tutto vicina all'Hadopi francese. Il paese che intende disconnettere gli utenti che condividono musica in modo illegale, in pratica, si trova a confermare con un sondaggio il legame esistente tra l'utenza stessa e la community degli acquirenti.

Il sondaggio è stato condotto su un panel di 1000 utenti tra i 16 ed i 50 anni. L'agenzia Ipsos Mori, da cui giungono i dati, comunica che un utente su 10 ammette di aver già scaricato musica in modo illegale; all'interno di questo 10%, però, si conferma una propensione all'acquisto molto più alta rispetto al restante 90% degli utenti. Chi ha già fatto uso di file sharing, infatti, spende ad oggi in media 77 sterline annue in prodotti musicali; chi non ha mai scaricato, invece, ammette un budget approssimativo di 33 sterline. Nelle 44 sterline di differenza c'è tutta la tensione che un sondaggio simile porta nel dibattito contro il P2P nei paesi in cui gli interventi legislativi stanno per portare misure estremamente restrittive nei confronti degli utenti.

Pensare che il file sharing possa essere univocamente una forma promozionale agli acquisti sarebbe una interpretazione forzosa, sicuramente fuorviante. Ignorare il legame confermato dai numeri, però, sarebbe un atteggiamento doloso. Per questo la Demos (la quale ha commissionato l'indagine Ipsos) ed i commenti Forrester Research sottolineano soprattutto il fatto che l'utenza odierna sia composta da molti "nativi digitali", i quali non hanno una cultura di musica a pagamento e si attendono prodotti con prezzi più consoni e modelli distributivi alla loro forma mentis. La richiesta, insomma, nasce dai numeri ed è rivolta al mercato della distribuzione: la soluzione ai problemi non è nello scontro, ma nell'incontro.

I numeri dell'indagne Ipsos Mori non fanno altro che confermare una teoria confermata più e più volte da ricerche medesime compiute in passato. Il percorso in questi anni è però stato sempre lo stesso: l'industria preme e il legislatore usa le armi a propria disposizione per reprimere. Nuove forme di distribuzione e nuovi attori di mercato, però, stanno per proporre innovative formule basate su streaming, advertising, offerte all-inclusive. Scontro e incontro, per questo motivo, potrebbero presto diventare facce della stessa medaglia: mentre l'industria evolve, il legislatore frena.

Tra le righe è facile evincere come ogni valutazione futura debba partire dai numeri e dalle certezze disponibili: i clienti migliori (perché acquistano di più) sono anche i clienti peggiori (perché scaricano di più). Parlare nel modo corretto a questo tipo di community potrebbe essere importate. Disconnetterli dal Web, invece, potrebbe avere effetti collaterali.

martedì 20 ottobre 2009

Disabile difende una cassiera e viene percosso: è grave


CHE CIVILTA'...


DA CORRIERE.IT

RAGUSA - Un disabile intervenuto in difesa di una cassiera insultata da un cliente in un supermercato di Ragusa è stato brutalmente picchiato ed è ora ricoverato nell'ospedale «Paternò Arezzo» in gravi condizioni.

ARRESTATO L'AGGRESSORE, PREGIUDICATO - Il pestaggio è stato interrotto dall'intervento dei carabinieri, che hanno arrestato l'aggressore, Pietro Baglieri, 33 anni, pregiudicato nato in Germania e da tempo residente a Ragusa. L'uomo si era rifiutato di pagare all'uscita del supermarket «Alis» in via Caronia, e aveva reagito con pesanti offese all'insistenza della cassiera perché saldasse il conto. In difesa della donna è intervenuto un disabile di 58 anni, che era in coda alle casse, e Baglieri ha cominciato a colpirlo con calci e pugni finché non sono arrivati i carabinieri, avvertiti dal personale del supermercato. Bagliere deve ora rispondere di lesioni aggravate.


20 ottobre 2009

venerdì 16 ottobre 2009

Il quarto potere COMANDA.


Preludio di dittatura o no?

La stampa del 17/10/09
MICHELE BRAMBILLA
E’ consigliata a tutti, specie alle persone facilmente impressionabili, la visione del filmato che Canale 5 ha dedicato l’altro ieri al giudice Raimondo Mesiano. Basta andare su Internet: innumerevoli siti lo ripropongono. Davvero bisogna vederlo.

Per due motivi. Il primo è che, se non lo si vede, non ci si crede. Il secondo è per rendersi conto di quale livello abbia ormai raggiunto il giornalismo con l’elmetto.

Raimondo Mesiano è il giudice che ha condannato la Fininvest a risarcire il gruppo De Benedetti con 750 milioni di euro. Canale 5 l’ha fatto seguire di nascosto dalle sue telecamere. Come fanno per «Scherzi a parte» o, per citare un precedente di livello superiore, come faceva lo «Specchio segreto» di Nanni Loy. La differenza è che in quelle trasmissioni alla fine la vittima dello scherzo viene avvicinato da un funzionario che dice: non se la prenda, se ci dà il permesso di mandare in onda per favore firmi qui. Invece le immagini trasmesse l’altro ieri a Mattino 5 erano rubate all’inizio delle riprese e rubate sono rimaste fino alla fine. Il giudice Mesiano ne è venuto a conoscenza, in compagnia di qualche milione di italiani, solo al momento della messa in onda.

L’altra differenza è che le gag di Nanni Loy facevano ridere, questa no. Il giudice viene ripreso, anche se sarebbe più corretto dire spiato, mentre è nell’esercizio di sue privatissime funzioni: uscire di casa, passeggiare, fumare una sigaretta, entrare dal barbiere, farsi radere, uscire, sedersi su una panchina, fumarsi un’altra sigaretta. Nulla di più banale, ordinario e scontato: eppure per Mattino 5 quelle immagini sarebbero la prova di «comportamenti stravaganti», come più volte sottolinea l’autrice del memorabile scoop. Non sapendo a cosa attaccarsi per giustificare quell’accusa di stravaganza, la giornalista sottolinea il «passeggiare avanti e indietro fumando una sigaretta» nell’attesa di entrare dal barbiere e - orrore - i calzini turchesi nei mocassini bianchi. Stravagante, e quindi un mezzo squilibrato, questo giudice che ha condannato la Fininvest.

Canale 5 è del gruppo Fininvest e ha tutto il diritto di criticare una sentenza che la colpisce. Può anche dire che in Italia ci sono le toghe rosse. E potrebbe perfino insinuare il sospetto che il giudice sia un mezzo squilibrato, se scoprisse che parla con i muri o si lancia da un quinto piano convinto di volare. Ma il filmato dell’altro ieri a Mattino 5 lascia sbalorditi, nonostante si sia abituati ormai da anni a una guerra mediatica fatta di colpi sempre più bassi.

Sbalorditi per la pretestuosità delle argomentazioni. Il filmato non mostra alcunché di bizzarro, davvero bisogna arrampicarsi sui vetri per vedere, nella passeggiata del giudice Mesiano, «comportamenti stravaganti». E sbalorditi per la meschineria dell’equazione «calzini turchesi uguale giudice inaffidabile»: equazione che mette i suoi autori allo stesso livello di chi ieri sfotteva Andreotti per la gobba e oggi sfotte Brunetta per la bassa statura. Siamo al livello della fisiognomica utilizzata dalla «Difesa della razza» di Telesio Interlandi.

Ma la cosa peggiore - quella che mette i brividi - è il pedinamento, lo spionaggio, la violazione della privacy, quindi la messa alla pubblica gogna, il sottinteso avvertimento «guarda che ti controlliamo». Ne avevamo già viste tante, da una parte e dall’altra. Ma che un giudice autore di una sentenza sgradita (e magari sbagliata: non è questo il punto) potesse essere seguito e filmato di nascosto, è una cosa che avevamo visto solo al cinema. Ad esempio ne «Le vite degli altri» di Florian Henckel von Donnersmarck, un capolavoro. Ambientato a Berlino Est. Roba da comunisti.