sabato 4 dicembre 2010

Da un testo di Benedetto Croce del 1943



Parla ovviamente di Mussolini: «Anche a me di rado sale dal petto un impeto contro di lui al pensiero della rovina a cui ha portato l'Italia e della corruttela profonda che lascia nella vita pubblica: persino nell'esercito, persino nei carabinieri.  ... Ma pure rifletto talvolta che ben potrà darsi il caso che i miei colleghi in istoriografia si metteranno a scoprire in quell'uomo tratti generosi e geniali, e addirittura imprenderanno di lui la riabilitazione, e fors'anche lo esalteranno. Perciò mentalmente m'indirizzo a loro, colà, in quel futuro mondo che sarà il loro, per avvertirli che lascino stare, che resistano alla seduzione delle tesi paradossali e ingegnose e "brillanti", perché l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante, di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di auto-critica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola e gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante. Chiamato a rispondere del danno e dell'onta in cui ha gettato l'Italia, con le sue parole e la sua azione e con tutte le sue arti di sopraffazione e di corruzione, potrebbe rispondere agli italiani come quello sciagurato capopopolo di Firenze, di cui ci parla Giovanni Villani, rispose ai suoi compagni di esilio che gli rinfacciavano di averli condotti al disastro di Montaperti: - E voi, perché mi avete creduto?».

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